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ANTIPOLITICA:critica o modo di essere?
 15:07 mercoledì 14 maggio 2008
Ho appena finito la mia quotidiana rassegna stampa:Repubblica,L'unità,Micromega.Sono tutte letture di sinistra,lo so,e suona strano che l'informazione sia schierata; ma oggi in Italia anche leggere ed informarsi è un scelta politica,come quando vai a votare.Mi aggiro per l'Università con i miei giornali in mano e dagli sguardi degli altri studenti capisco chi sono i compagni e gli avversari e chi sono gli indifferenti e i dissociati.Mi sorge immediatamente un dubbio.In questi giorni Mario Cirino Pomicino ha dichiarato di voler fare la guerra all'antipolitica.Ma questo misterioso e misconosciuto fenomeno esattamente cos'è? La definizione ufficiale,quella nella quale sguazzano anche le mie critiche al governo e i miei proclami di legittimità e costituzionalità mancata, è quella che riconosce nell'antipolitica quel movimento che si prefigge l'obiettivo di smascherare le magagne dei potenti e di renderle pubbliche.Però è inevitabile constatare anche l'esistenza di un'altra antipolitica.C'è un'intera schiera di persone tra le quali moltissimi ragazzi della mia età,vent'anni, che ha fatto dell'antipolitica una scelta. Delusione,rassegnazione,malessere e privazione di qualsiasi desiderio per il futuro hanno portato all'annientamento della fede politica.I veri salotti politici ho sempre pensato fossero i bar e gli spogliatoi delle palestre.La frase che sento sovente in entrambi è questa:"Sì,ma tanto chiunque governa fa male"Ed è a questo modo di pensare che si deve attribuire la colpevolezza della rinuncia del diritto al voto di migliaia di italiani,dopo anni di lotta per la sua conquista estesa a tutti.Ma la parte nuova di questi antipolitici sono i Defilippiani,gli amanti cioè dei suoi ragazzi danzerini e dei suoi cuori solitari,i frequentatori di chiassosi locali stile Rimini-Riccione by night e coloro che inneggiano all'edizione rivisitata di Endemol,multimilionario distributore di aberranti format televisivi, del celebre 1984 di George Orwell.Ma soprattutto quella massa di giovani che studiano,tanto e bene ma che lo fanno con una sorta di paraocchi da cavallo al posto degli occhiali.Perchè non è facile oggi capire che i soldi e il successo non sono sempre tutto,che arrivare non è certo più importante di capire dove e come si è arrivati e chi si è diventati. Queste scelta non-politiche diventano il rifugio di tutti coloro che hanno ceduto alla tentazione di abbandonarsi al lassismo culturale galoppante della nostra generazione,che ci viene imposto da media e politiche di marketing selvagge.D'altronde come criticare queste non-scelte?Tutto questo è quello che di più piacevole ci viene offerto e quindi viene afferrato con semplicità e senza dover fare la fatica di capire e farsi delle domande.Il desiderio più grande dell'uomo è essere felice e tutti ci dicono che esiste un solo cliché per esserlo.Aderire a questa corrente di non-pensiero e omologarci tutti in tutto. Per ora io come tantissimi altri giovani,impegnati socialmente e politicamente,continuo nella mia antipolitica leggendo i libri di Marco Travaglio e il blog di Beppe Grillo.Ma questi sono solo i più celebri perché i più criticati.Ci sono migliaia di libri in grado di darci le risposte che cerchiamo.Siamo tutti sulla stessa barca certo,ma almeno io so,e se devo affondare lo voglio fare sapendo la causa, perché sapere è l'unica salvezza che ci rimane. La rivoluzione culturale può avvenire,la rinascita dei valori anche.Erich Fromm si è chiesto:Avere o Essere?Chiediamocelo anche noi.L'importante è far sì che tutto questo non rimanga solo un'utopia alla Tommaso Moro.

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